Makila: le parole chiave della spiritualità

Inauguriamo oggi una rubrica di approfondimento sulla vita e sulla spiritualità di Michele Garicoits, santo basco e fondatore della congregazione del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram. La parola «makila» – che dà il nome a questa rubrica –  è il bastone tradizionale che i baschi non abbandonano mai. Anche san Michele Garicoits l’ha usato fin da bambino, quando faceva il pastore per governare le pecore e per scacciare i rapaci. È segno di autorevolezza e sostegno nel cammino: quello che si propone di essere anche questo spazio che sarà curato da padre Ennio Bianchi, betharramita attualmente residente a Castellazzo di Bollate e attento studioso della congregazione.  

 

di Ennio Bianchi

 

Come Padri del Sacro Cuore (conosciuti come Betharramiti) intendiamo creare un percorso per fare conoscere il nostro carisma, che può aiutare i laici a vivere una spiritualità ad esso ispirata. Nel percorso ci aiutano alcuni laici che già lo conoscono e lo vivono. Diamo subito – per chiarezza – una breve definizione dei termini iniziali, che saranno poi ampiamente presentati e spiegati durante il percorso che cominciamo oggi online.

 

Carisma: è lo specifico progetto evangelico che una Congregazione vive (ereditato dal suo Fondatore ed attualizzato nella sua storia) e che presenta a tutto il popolo di Dio, attraverso la vita dei religiosi e le loro opere.

 

Spiritualità: è la concezione, il modo di vivere la vita cristiana. Questa vita può essere illuminata e guidata da uno sguardo che coglie – in modo specifico – le infinite ricchezze di Cristo e la loro comunicazione nella storia.

 

Le Congregazioni hanno proprio alla radice della loro storia questo sguardo specifico: un proprio carisma che le conduce a creare spiritualità ed opere ad esso ispirate.

 

Laici: sono uomini e donne che vivono la vita di famiglia, che educano i figli, che lavorano nella società. Vengono in contatto con i religiosi e vogliono conoscere la loro vita, le loro opere. Per scoprire sempre meglio il perché della loro consacrazione, per avere uno stimolo ad arricchire la propria vita familiare e sociale.

 

Questi tre termini – carisma, spiritualità, laici – si devono incontrare, secondo la pressante richiesta della Chiesa di sempre, ma in modo particolare di oggi, consapevole che la vita famigliare e sociale è complessa ed ha bisogno di luce e guida. La Chiesa chiede ai religiosi di condividere il proprio carisma con i laici. E questo perché ogni carisma è sempre un dono dello Spirito fatto a tutta il popolo di Dio. E i laici cristiani sono chiamati tutti a vivere ( se vogliono essere coerenti con quello che dicono di credere) il Vangelo di Cristo.

 

Per un laico “condividere un carisma” significa ispirarsi allo “stile” di vivere il vangelo  che una congregazione ha ereditato dal Fondatore. Per poi  fare di questo stile la guida generale, il punto di riferimento per la propria vita e per la testimonianza cristiana nella società.

 

Questa condivisione è ritenuta dalla Chiesa essenziale per la congregazione e presenta un doppio “vantaggio”, sia per i religiosi che sono stimolati ad approfondire e attualizzare il loro carisma, per poterlo comunicare in modo credibile ai laici sia per i laici che vengono arricchiti nella loro vita di fede, con la partecipazione a un carisma riconosciuto come possibile strada di santità  e come fonte dinamica di missionarietà e di evangelizzazione.

 

Una congregazione che non tende a condividere il proprio carisma con i laici non realizza e non concretizza nella storia e nella società il proprio essere e lascia impoverire il dono ricevuto dal Fondatore. 

Una congregazione chiusa in se stessa (avverte la Chiesa e dice l’esperienza storica) finirà ben presto di vivere, di esistere, perché non è percepita come viva dal popolo di Dio e non offre alcuna testimonianza evangelica alla società.

 

Il carisma si precisa e si chiarisce nella storia, a contatto con le esigenze culturali e pastorali del proprio tempo; esigenze, domande che la vita laicale rivela nella sua concreta quotidianità.

 

Ecco – allora – la necessità dell’apporto dei laici per comprendere il carisma nell’oggi della storia. Condividere il carisma è una ricchezza reciproca tra i religiosi e i laici. E allora: quale è il nostro carisma? Chi è il nostro Fondatore che lo ha vissuto e ce lo ha trasmesso? Sono i prossimi passi del nostro percorso.