Mi è stato chiesto di scrivere una testimonianza sui miei 45 anni di professione religiosa.
Parto da come un mio compagno di Teresianum (dove ho fatto la licenza), rettore del Seminario di Lima, mi chiamava: “salve pecador!”. Ecco la cosa forse più importante che ho acquisito in questi 45 anni di professione: essere peccatore. E vedere come la Misericordia di Dio era sempre pronta a riaccogliermi e a rilanciarmi dentro una fedeltà di alti e bassi. È una gioia sentirsi amati in una maniera così forte da Dio. Peccatore graziato. E tante volte mi son meravigliato di come si faccia fatica a comprendere questo dono continuo che riceviamo dal Padre attraverso Gesù, perché, quando lo si prova, è un sollievo enorme che ti rimette in carreggiata con speranza e fiducia, non tanto nelle tue forze, ma nella grazia del suo amore. 45 anni anni di fedeltà di Dio verso di me, questo sono stati gli anni della mia professione. Cadute, tentazioni, e riscatto. Ma anche vere e proprie meraviglie operate dal Signore.
Penso ai 20 anni di servizio alla “La Nostra Famiglia di Bosisio” dove ho svolto servizio come insegnante di religione al corso professionale per disabili mentali. Doveva essere per un anno e si è prolungato per 20 anni. Mi son dovuto inventare ma mi ha dato veramente tanto. È stato un momento molto creativo quello che ho vissuto qui. Poi confessore di comunità di suore. Mi ha aiutato questo servizio a scoprire dei veri gioielli di vita consacrata e a vedere come la grazia agisce nel cuore delle persone e quanta santità c’è nella Chiesa. Insieme a questo la predicazione di tridui, quarantore, esercizi alle suore e alle parrocchie, che mi portava a sperimentare la misericordia di Dio sulle persone e soprattutto su di me. Davvero quel passo del Magnificat che dice “la sua misericordia si stende su quelli che lo temono” esprime parole vere.
In questi 45 anni di professione sono stato, tante volte, anche il Giona della Bibbia. Spesso mi è capitato di fuggire dalla missione che mi veniva affidata – penso alla formazione dei chierici in congregazione o quando sono stato mandato a Betlemme e a Montemurlo – . Ma poi venivo ributtato in mare e accolto dalla balena di turno che mi lasciava sulle rive di quanto mi veniva chiesto. Quante volte mi son messo anch’io sotto il ricino ad aspettare che scendesse il fuoco dal cielo, senza camminare nella Ninive dell’apostolato che mi veniva proposto! Senso di incapacità, mancanza di fiducia nelle mie possibilità, pentimenti sulla mia vocazione spesso mi hanno accompagnato. Per fortuna il Signore mi ha messo sul cammino un accompagnatore spirituale che, ogni volta, mi riportava dentro la strada e mi incoraggiava a proseguire il percorso intrapreso.
In questo ultimo periodo credo che, oltre all’accompagnamento spirituale, l’esperienza più intensa sia aver fatto il servizio di esorcista prima, e ora di discernimento per le persone che hanno sofferenze spirituali. Un mondo di sofferenza sommersa e non capita che domanda molta delicatezza, mitezza, carità e bontà materna. Cosa che si scontra spesso con la mia irrequietezza e impulsività, scontrosità. Qui ho sperimentato non la paura del demonio, ma l’affidamento alla potenza di Dio e alla sua misericordia. E mai come in questo servizio mi viene in mente il saluto del rettore di Lima: “salve pecador!”.
Padre Pietro Villa

