“Benedirò il Signore in ogni momento, sulla mia bocca sempre la sua lode” (Sal 34). È con le parole del Salmo 34 che padre Carlo Sosio ha scelto di accompagnare la memoria dei suoi 50 anni di professione religiosa, un anniversario vissuto anzitutto come occasione di gratitudine per il cammino compiuto e per i doni ricevuti dal Signore lungo gli anni della sua consacrazione.
Guardando indietro alla propria storia, padre Carlo riconosce con gratitudine la presenza di Dio nelle diverse tappe della vita. Il Signore, racconta, lo ha sempre guidato e, attraverso il suo Spirito, ha tracciato per lui sentieri spesso inattesi, conducendolo là dove avrebbe potuto incontrare persone e comunità, scoprendo ogni volta la bellezza della fraternità.
“Le vie del Signore sono imperscrutabili ma sempre ci portano ad incontrare gli altri, nella gioiosa scoperta di sentirli tutti fratelli e sorelle”, afferma, sintetizzando in queste parole uno dei tratti più profondi del suo percorso: la consapevolezza che la vocazione non è mai un cammino solitario, ma si realizza nell’incontro con gli altri.
Il ricordo va poi a quel primo “Eccomi”, pronunciato il 17 settembre 1976, quando iniziava il cammino come religioso di Betharram. Da allora, riconosce, il Signore non lo ha mai abbandonato e continua ancora oggi ad accompagnarlo con la sua grazia, sostenendolo nella missione di prete betharramita nella Comunità di Lissone.
Questa lunga storia di consacrazione è anche una storia fatta di volti e di incontri. Per questo, nel suo anniversario, padre Carlo desidera rivolgere un particolare ringraziamento a tutte le persone che hanno condiviso con lui le diverse tappe del cammino. Anzitutto alla famiglia, dalla quale ha ricevuto il dono della fede; poi al fratello padre Tobia, ricordato per la sua vicinanza fraterna e per il suo grande entusiasmo missionario.
La sua gratitudine si estende naturalmente alla Congregazione, che lo ha accolto, e a tutti i confratelli incontrati nelle diverse comunità nelle quali è stato inviato dai superiori. Un pensiero riconoscente va anche a tutte le persone che, nel corso degli anni, gli hanno donato sostegno, amicizia e affetto.
Al centro di questo anniversario non c’è però soltanto il ricordo del passato. La celebrazione diventa anche occasione per riconoscere con umiltà le proprie fragilità. Accanto alla gratitudine, infatti, emerge la consapevolezza delle proprie debolezze e infedeltà, verso Dio e verso i confratelli, accompagnata dalla richiesta di perdono e dall’affidamento alla misericordia del Signore.
Con il cuore colmo di riconoscenza, padre Carlo guarda così alla propria storia insieme a Maria, la Madonna del Bel Ramo, alla quale affida il proprio canto di lode: “L’anima mia magnifica il Signore, il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore”.
Un anniversario, tuttavia, non è soltanto un punto di arrivo. È anche un invito a guardare avanti. Fermarsi a ricordare questi cinquant’anni significa, infatti, volgere lo sguardo al futuro e al cammino che ancora attende.
La missione continua con il desiderio di essere accanto al cuore di ogni uomo e di ogni donna, alla luce del mistero dell’Incarnazione, imparando ad avvicinarsi agli altri con il cuore stesso di Gesù. È questo il desiderio che accompagna il suo “Eccomi” quotidiano e che trova ispirazione nella spiritualità di San Michele Garicoïts.
“Cuore di Gesù, tu vuoi diventare il mio cuore, prendi tutto quello che sono, permettimi di amarti e mi basta”. Sono parole che esprimono il desiderio di continuare a vivere la propria vocazione con semplicità, disponibilità e amore, affidandosi ancora una volta al Signore.
E proprio con San Michele Garicoïts risuona, al termine di questo anniversario, l’invito a proseguire il cammino: “Avanti sempre. Piccolo, obbediente, fedele e contento”.
Cinquant’anni dopo quel primo “Eccomi”, il cammino continua. Con lo sguardo rivolto al passato, il cuore rivolto al presente e la fiducia affidata al futuro. Padre Carlo conclude con un triplice ringraziamento: “Grazie Signore, grazie Maria, grazie san Michele Garicoits, grazie a tutti voi che condividete con me la gratitudine e la riconoscenza”.



