Cosa c’entra l’Aids con il Coronavirus?

Cosa c’entra l’Aids con il Coronavirus? Moltissimo e a spiegare i parallelismi tra Hiv e Covid-19 ci prova il notiziario del Mosaico nel primo numero dell’anno inevitabilmente influenzato dalla pandemia. Il primo punto in comune è che su chi si è ammalato del nuovo virus si adoperano farmaci che fanno parte della terapia di persone con Aids, alcuni di ultima generazione e altri “vecchi” che – scrive padre Mario Longoni – «i nostri ospiti utilizzano da tanti anni. Quei farmaci così utili ora gli ospiti delle Case Alloggio li hanno testati e sperimentati tutti sulla propria pelle; arruolati nella sperimentazione perché, sotto stretta somministrazione degli operatori, hanno garantito la piena ‘compliance’, cioè l’aderenza al 100% delle linee guida e del piano di trattamento. Rendendo più certi i risultati di efficacia ma anche documentando gli effetti collaterali e il grado di tossicità. Non voglio dire che sia un motivo di orgoglio ma certamente un’intima consapevolezza di poter offrire a tutti oggi il frutto di tanti anni di tortura farmacologica e di tanta sofferta pazienza nell’ingoiare migliaia di pasticche tutti i giorni per anni pagando il prezzo dei danni collaterali». Ma questo non è l’unico contributo che la lotta all’Aids sta offrendo a quella contro il Coronavirus: da anni nell’ambiente si parla di creare in ogni Asl un centro per il counseling e il test dell’Hiv: una rete di prevenzione territoriale che ora sarebbe stata molto utile in termini di strutture e competenze per lo screening delle persone contagiate da Coronavirus. «Pure per la sorveglianza della diffusione dell’HIV – spiega padre Mario – si studia da anni un sistema efficace del quale ora è prevista la riorganizzazione e lo sviluppo in un sistema web based. I dati provengono da due tipi di flussi distinti e paralleli sia da una Scheda di Laboratorio sia dalla Scheda Centro Clinico. Entrambi i flussi prevedono la compilazione di schede anonime. Per garantire la tutela della privacy, il sistema utilizza per ogni persona un codice criptato». Un sistema di sorveglianza della popolazione che finora è mancato nella gestione del Coronavirus e che se non altro adesso per la “fase due” sembra sarà sviluppato.