Cosa vuol dire essere ospitali, oggi

Proprio mentre sui giornali e nei talk show si discute di accoglienza, il superiore generale dei padri di Bétharram Gustavo Agìn scrive un editoriale sulla Nef sul tema dell’ospitalità. Di ritorno da un viaggio in Centrafrica, padre Gustavo ricorda piccoli gesti di solidarietà visti nel Paese più povero del mondo e che si estende – pur con metodi diversi e caratteristiche peculiari – in ogni nazione del mappamondo betharramita. Proprio il valore dell’ospitalità contraddistingue infatti la famiglia religiosa fin dal suo santuario e dalla casa-madre dove negli anni Settanta padre Jean accoglieva i visitatori con grande gioia. «È sempre stato importante per Betharram praticare l’accoglienza fraterna – scrive padre Gustavo – Ricevere l’altro come merita. Considerando gli altri superiori a se stessi. Penso che quanti hanno il dono di accogliere con un sorriso, con un bicchiere d’acqua, con la camera pulita, con il letto fatto, hanno un gran vantaggio nel Regno dei piccoli: hanno messo in pratica il comando “aprite le porte”». «Vi invito – conclude il padre – a donarvi con la stessa gratuità. Come fanno i poveri che sono solidali con il pellegrino e gli danno persino ciò che non hanno. […] Se riuscissimo a comportarci così nelle nostre comunità, sarebbe il primo segno che crediamo che Betharram sia una realtà viva nella Chiesa. Perché l’accoglienza attrae le vocazioni, anche qui in Europa»