Padre Beniamino Gusmeroli lavora in una parrocchia della Repubblica Centrafricana alla periferia della capitale Bangui, ma la sua missione si estende ben oltre questo quartiere, arrivando a comprendere anche quindici villaggi situati lungo il fiume Oubangui. Questi sono raggiungibili attraverso i sentieri della foresta solo in moto e soltanto durante la stagione secca; nel resto dell’anno si può adoperare esclusivamente la via fluviale, da percorrere a bordo di piroghe costruite dagli abitanti dei villaggi stessi e spinte a forza di remi. Con la piroga si trasporta di tutto, dai prodotti dei campi a quelli della pesca, che vengono venduti in città, ma ciò non significa che gli spostamenti siano agevoli: per arrivare a Bangui dai villaggi più lontani ci vogliono due giorni in piroga!
Per questo, padre Beniamino ha già realizzato diversi progetti specifici per i villaggi sul fiume, come la costruzione di scuole locali, con l’obiettivo di rendere un po’ più autonome queste comunità.
Tra i problemi maggiori da queste parti c’è l’acqua potabile. «Oggi – spiega il missionario – solo due villaggi hanno un pozzo di profondità per l’approvvigionamento dell’acqua, gli altri utilizzano quella del fiume Oubangui dove però vengono gettati anche scarichi e rifiuti… Per questo i bambini – che qui non soffrono di malnutrizione grave, dato cha la foresta offre una buona varietà di generi alimentari – hanno il ventre gonfio a causa dei parassiti che proliferano in quest’acqua. Perciò ho pensato di costruire altri due pozzi a Bomboko e Modale, rispettivamente a 70 e a 60 chilometri da Bangui chiedendo aiuto all’associazione italiana AMICI Betharram Onlus, che ha deciso di finanziare il progetto. Il problema è che normalmente per scavare un pozzo di profondità si usano tre grossi camion attrezzati che trasportano tubi, pompa e motori vari e fungono da perforatrici. Nei villaggi sul fiume questa attrezzatura non può essere utilizzata per mancanza di vie di comunicazione adeguate. Fortunatamente per noi, a Bangui c’è una ditta (attrezzata a suo tempo dai missionari polacchi) che si occupa di scavo di pozzi in zone irraggiungibili con l’attrezzatura motorizzata. Lavora con trivelle a dimensioni ridotte, manuali o azionate con dei piccoli motori a bassa potenza e che possono essere imbarcate e trasportate su piroghe. Raggiungono una profondità di 40 metri sotto terra nello scavo, sufficiente per le zone in riva ai fiumi e di foresta dove il terreno non è roccioso». Così, applicando questa soluzione, nelle ultime settimane sono stati fatti gli scavi e nei villaggi interessati è cominciata la sensibilizzazione con gli abitanti che devono imparare a usare la pompa, a mantenere certe condizioni igieniche per evitare l’infiltrazione di liquidi che possano inquinare la falda e a occuparsi della manutenzione del pozzo con un vero e proprio comitato scelto tra gli abitanti.
Per questo, padre Beniamino ha già realizzato diversi progetti specifici per i villaggi sul fiume, come la costruzione di scuole locali, con l’obiettivo di rendere un po’ più autonome queste comunità.
Tra i problemi maggiori da queste parti c’è l’acqua potabile. «Oggi – spiega il missionario – solo due villaggi hanno un pozzo di profondità per l’approvvigionamento dell’acqua, gli altri utilizzano quella del fiume Oubangui dove però vengono gettati anche scarichi e rifiuti… Per questo i bambini – che qui non soffrono di malnutrizione grave, dato cha la foresta offre una buona varietà di generi alimentari – hanno il ventre gonfio a causa dei parassiti che proliferano in quest’acqua. Perciò ho pensato di costruire altri due pozzi a Bomboko e Modale, rispettivamente a 70 e a 60 chilometri da Bangui chiedendo aiuto all’associazione italiana AMICI Betharram Onlus, che ha deciso di finanziare il progetto. Il problema è che normalmente per scavare un pozzo di profondità si usano tre grossi camion attrezzati che trasportano tubi, pompa e motori vari e fungono da perforatrici. Nei villaggi sul fiume questa attrezzatura non può essere utilizzata per mancanza di vie di comunicazione adeguate. Fortunatamente per noi, a Bangui c’è una ditta (attrezzata a suo tempo dai missionari polacchi) che si occupa di scavo di pozzi in zone irraggiungibili con l’attrezzatura motorizzata. Lavora con trivelle a dimensioni ridotte, manuali o azionate con dei piccoli motori a bassa potenza e che possono essere imbarcate e trasportate su piroghe. Raggiungono una profondità di 40 metri sotto terra nello scavo, sufficiente per le zone in riva ai fiumi e di foresta dove il terreno non è roccioso». Così, applicando questa soluzione, nelle ultime settimane sono stati fatti gli scavi e nei villaggi interessati è cominciata la sensibilizzazione con gli abitanti che devono imparare a usare la pompa, a mantenere certe condizioni igieniche per evitare l’infiltrazione di liquidi che possano inquinare la falda e a occuparsi della manutenzione del pozzo con un vero e proprio comitato scelto tra gli abitanti.

