#inviaggioconmanuel: «L’ora del caffé sentendosi a casa»

Dopo due mesi in Africa, il nostro volontario Manuel è tornato a casa. Prima di tirare le somme del suo viaggio, però, ci regala un’ultima pagina di diario da Niem… 

Le cinque del pomeriggio sono appena passate e la giornata volge al termine, ma prima di tornare verso la missione sta diventando consuetudine prendere un caffè e qualche dolcetto con il ragazzo che lavora con me. Ovviamente offro io.
Prima di mandarlo a prendere l’occorrente chiedo agli ospiti sotto la payot se si uniscono a noi. Per loro non c’è posto nelle stanze dell’ospedale e così li hanno sistemati qui: quattro materassi stesi per terra e un paio di valige con i loro miseri averi che fanno da armadio e comodino insieme.
C’è il vecchio Dominic che è qua da prima che arrivassi io. Potrebbe avere la tubercolosi o forse qualche altra malattia, ma nessuno lo sa per certo.
C’è l’anziano signore magro come uno stecco con la canottiera di LeBron James che fa fatica ad alzarsi dal materasso. A gesti mi fa capire che dovrebbero dimetterlo tra tre giorni. Con lui c’è la moglie.
E poi c’è il ragazzo che hanno portato qualche giorno fa a bordo di una bicicletta con un ginocchio spappolato. Lui non può nemmeno alzarsi dal materasso: il ginocchio è gonfio come un melone e sembra che abbia fatto anche infezione. Il caffè ce lo prepara la giovane ragazza che al suo arrivo qui avevo scambiato per una dea africana. Bella come ogni giorno… Da quando è arrivata ancora non riusciamo a capirci e l’unico modo che abbiamo per comunicare è con i sorrisi. Ogni tanto però trovo qualcuno che mi fa da interprete e così ho scoperto che arriva dal villaggio di Yelewa. Ogni giorno riesce a convincermi a riempirle un secchio d’acqua dalla spina della sala operatoria. Il problema è che poi vengo assalito da un’orda di donne armate di secchi che vogliono anche loro l’acqua per non dover andare fino al pozzo.
Il caffè non è mai stato così tanto dolce come in queste settimane ma non perché ce lo prepara lei, semplicemente perché qui piace così: molto zuccherato…
L’anziano signore alza in alto le mani con i palmi rivolti verso di me per ringraziarmi e gli altri fanno lo stesso.
C’è aria di festa. Sorrido… mi sento quasi a casa in mezzo a questa gente. Che bel modo per concludere la giornata!