#inviaggioconManuel: quando ti accorgi di essere in Africa

Manuel, attualmente nella missione di Niem in Repubblica Centrafricana per un’esperienza di volontariato, apre le pagine del suo diario di viaggio…

Ti accorgi di essere in Africa quando arrivi all’aeroporto e quasi quasi i passeggeri devono scaricarsi le valigie dall’aereo da soli perché il nastro trasportatore è rotto e i funzionari addetti a quel lavoro non sono sufficienti a farlo.
Ti accorgi di essere in Africa perché i bambini ti fissano incuriositi come se fossi l’ultimo modello nella vetrina di un Apple store.
Ti accorgi di essere in Africa perché nello stesso istante che accendi la luce del bagno si spegne quella della camera e viceversa.
Ti accorgi di essere in Africa quando vedi i malati e i loro parenti stesi sulle loro stuoie nei corridoi all’aperto dell’ospedale di Niem, che vivono accampati nel cortile per giorni, settimane, mesi… E i missionari hanno realizzato una payot (capanna) con il tetto in paglia da utilizzare come cucina. Sembra un grande centro profughi: si fa da mangiare, si dorme, si chiacchiera e s’intrattengono pubbliche relazioni; si va a prendere l’acqua e si prepara il tè, i bambini giocano tra loro… Se ti muovi, devi stare attento a non finire sulla stuoia di un altro o a calpestare qualcuno mentre dorme steso al sole o all’ombra (in base a com’è il clima).
Ti accorgi di essere in Africa quando rimani incantato dal sorriso di una bambina di due-tre anni con le treccine, la pelle non tanto scura, che quando ti vede grida bonjour e poi arriccia il naso in un sorriso divertito.
Sono piccole cose che fanno Africa, perché solo qui succedono o forse succedono anche altrove ma da nessuna parte gli si dà lo stesso peso e lo stesso significato.