Sono entrato nel seminario betharramita a Colico (Co) il 1° ottobre 1953 a 11 anni. Non avevo allora mai pensato che cosa significasse diventare prete e religioso. Una cosa però l’avevo bene in mente: fare del bene, impegnarmi per gli altri sull’esempio di mia mamma. Sono entrato in noviziato il 30 settembre 1959 a Monteporzio (Roma). Durante questo periodo, attraverso la preghiera, la conoscenza e l’approfondimento della dottrina spirituale del nostro fondatore, San Michele, ho capito meglio la mia vocazione. E il 1° ottobre 1960 ho fatto la Professione come religioso betharramita. Dopo gli studi sono diventato sacerdote il 17 dicembre 1967 a Roma. Mi sentivo attirato soprattutto dal ministero nei confronti dei giovani e degli anziani.
Ho insegnato diversi anni nel nostro seminario di Albavilla(Co) e nel nostro collegio di Colico (Co) cercando di educare i giovani ai valori umani e cristiani. Poi, dopo diversi incarichi nelle nostre comunità, ho fatto per tanti anni, dal 2003 al 2020, il cappellano presso la RSA “San Carlo Borromeo” dei Fatebenefratelli a Solbiate (Co). Sono stato a contatto con tanti anziani e malati. Ho imparato a vivere con maggior serenità la mia vita. Ho avuto tante occasioni per fare del bene e ricevere anche tanto bene. Un ministero che mi è particolarmente caro è quello che svolgo, fin dagli anni settanta, nella clinica “San Benedetto Menni”, ad Albese (Co). Qui ho incontrato e incontro tante persone fortemente depresse e disturbate con problemi psicologici e psichici. È un impegno che mi prende emotivamente nell’ascoltare tante persone che vivono una sofferenza psichica e spirituale ancora poco conosciuta. Io cerco di dare loro un po’ di conforto ascoltandole, confessandole se lo chiedono, dando loro dei consigli che infondano fiducia e speranza. A me piace questo ministero. Sono fortunato: di fronte a queste persone con tante difficoltà e dolori, i miei problemi sono un nulla. San Michele diceva che non si deve mai risparmiare niente per curare i malati perché, tutto quello che facciamo loro, lo facciamo a Cristo stesso.
Ora da qualche anno sono qui ad Albavilla nella nostra casa per gli anziani. Siamo ora in otto, la maggioranza con tanti anni sulle spalle e anche tanti acciacchi. Io cerco di dare una mano a chi ha più bisogno. Faccio del mio meglio, qui in casa e nel ministero che svolgo fuori, per infondere in tutti la certezza che Dio ci vuole bene, che non ci abbandona mai, che ci dona sempre il suo aiuto. L’ Eccomi di san Michele per me oggi è di vivere con serenità il tempo che Dio vorrà ancora concedermi, essere accanto ai miei confratelli con pazienza e disponibilità e ringraziare continuamente il buon Dio per quanto bene mi ha concesso. Il Signore lo dice anche a me: “Vi ho sollevato su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me (Es.19,4)… Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono le ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi”. (Is. 40,30). Ecco, l’augurio, che faccio a me stesso: è che l’amore di un Dio che si è fatto uno di noi, mi faccia correre con gioia, coraggio e generosità sulle strade a volte tanto difficili della vita. È quanto troviamo in uno scritto inedito di san Michele: “Devo andare avanti sempre, appoggiandomi alla fede, sotto l’impulso della grazia e dell’obbedienza, senza guardare indietro per rimpiangere quanto ho lasciato per Dio, non preoccupandomi d’altro che della volontà di Dio sicuro di compiere, quando non cerco la mia. Avanti, avanti, sempre”.
Per quanto posso, voglio essere un testimone della speranza nella comunità in cui vivo e a contatto delle persone che incontro sul mio cammino.
Padre Alessandro Paniga

