«Viviamo il qui e ora»

«Anche noi – scrive il generale padre Gustavo Agin sulla Nef – ci chiediamo il significato di ciò che sta accadendo “là fuori” in un mondo toccato dalla pandemia. Senza saperlo, ci associamo alla missione di Maria. La “Cura” è una parola che emerge in un momento in cui esempi di abbandono e abuso della creazione non sono pochi. È una missione che non può essere delegata in questo momento in cui tutta l’umanità si sente interpellata da così tante sfide inaspettate. Prendersi cura del fratello e della casa comune significa portare vita, gioia e speranza nel nostro ambiente. Metterci dalla parte di chi soffre. Dedicarci all’ascolto, senza adattarci. Abbandonare rimproveri inopportuni. Non cedere alla tentazione di pretendere di risolvere vecchie antinomie, che non troveranno mai una risposta chiara nel mezzo della crisi. Siamo “nel mezzo del terremoto”, viviamo il “qui e ora”. È tempo di gesti di aiuto. Teniamo inciso nella memoria: il bicchiere d’acqua, l’onesto pane e la mano tesa. […] D’altra parte, nella sua dimensione sociale, dobbiamo riconoscere che alcuni fratelli, a causa di questa pandemia, perderanno non solo il lavoro o i beni, ma forse anche la volontà di ricostruire. È un momento di santa inquietudine. Alcuni sono stati privati di progetti, di risorse e del potere di gestire la propria vita. Lo avvertiamo nelle nostre opere e missioni. Anche noi ci siamo sentiti impotenti. Ma dobbiamo essere fedeli nella prova. Questa povertà e incertezza ci spinge a fidarci veramente di Dio, ad accettare che l’insicurezza ci educhi ad un’intensa ricerca di Dio, ad abbandonare il nostro cuore in Lui, come fece San Michele».