A Roma un messaggio di speranza e di pace: il Giubileo dei Giovani che ha commosso il mondo

Il battito del cuore di un milione di giovani ha scandito le ore e gli attimi vissuti a Roma e a Tor Vergata in questi giorni di particolare grazia e speranza. Gli occhi del mondo si sono fermati, quasi increduli, ad ammirare la testimonianza gioiosa di tante ragazze e ragazzi provenienti da 146 Paesi, tra cui, alcuni di questi, in conflitto e in guerra. Al di là di ogni teoria scritta o di ogni formula matematica che potesse anticipare presenze, numeri e novità su questo Giubileo, le ore vissute nella spianata di Tor Vergata hanno scritto una pagina di storia che resterà per sempre nel cuore di molti, un trattato di pace che ha risvegliato coscienze e cuori. 

Tanti si sono domandati che cosa abbia spinto un milione di giovani da ogni parte del mondo a riunirsi insieme sotto al sole cocente e la pioggia notturna per un evento che, a prima vista, poteva sembrare semplicemente un raduno dei pochi credenti ancora rimasti in circolazione. La risposta a questa domanda è arrivata dalla testimonianza concreta di queste ore, fatta di amicizia, solidarietà, parole condivise, aiuto reciproco, progetti comuni. La risposta è quella data dal silenzio di un milione di giovani davanti a Gesù Eucarestia durante la veglia notturna di sabato 2 agosto. La risposta è stata quella di papa Leone che ha detto: “L’amicizia vera può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace.”

C’è, infatti, una novità perenne che attraversa i secoli e i millenni e che mai finirà di stancare o annoiare: la capacità di Dio di attrarre ancora e sempre tutti a Lui, giovani e anziani, bambini e adulti, nel nome dell’amicizia vera, del coraggio dell’incontro, della pace che si realizza in un abbraccio. Nelle ore a Tor Vergata, le parole “guerra” e “morte” hanno ceduto il passo a quelle di “dono” e “amore”. Forse, allora, il mondo ha bisogno di ripartire da qui, da questo chiasso silenzioso che costruisce comunità, che riesce a smuovere muri, che sa guardare al domani con speranza.

A Tor Vergata abbiamo visto giovani correre a più non posso dietro ad una papa mobile per sentirsi semplicemente abbracciati da un papa che sentono già vicino come un padre e poi li abbiamo visti camminare da un settore all’altro della grande spianata scambiandosi braccialetti, selfie, bandiere, “free hugs” per tornare a casa con ancora addosso il vestito della gioia. “Siamo fatti così: siamo fatti per questo.”, ha detto papa Leone ai giovani durante la messa conclusiva del Giubileo, “Non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore. E così aspiriamo continuamente a un “di più” che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere.” A questa sete i giovani hanno risposto con entusiasmo e senza paura, sono andati alla fonte di ciò che davvero può dissetarli, sono arrivati là dove i potenti del mondo non hanno ancora avuto il coraggio di arrivare.

Grazie, allora, a questo meraviglioso milione di giovani che alla fine (o all’inizio di tutto), al di là di ogni pronostico, che la guerra finisca o meno ha già vinto, perché ha avuto il coraggio di essere pace. La prima parola pronunciata dal Cristo Risorto. L’ultima meraviglia di questo mondo.

Alessandra Corti

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