Ciao Bruno, amico in missione

Si sono svolte lo scorso venerdì santo nella chiesa del Sacro Cuore a Lissone le esequie di Bruno Motta, 89 anni, storico volontario nelle missioni betharramite in Centrafrica, e non solo. Bruno era elettricista e già prima della pensione non aveva esitato a mettere le sue competenze professionali a servizio della parrocchia lissonese, dell’oratorio e del campeggio estivo. Poi, nel 1995, si era recato la prima volta a Niem, dove padre Arialdo Urbani e il medico padre Tiziano Pozzi stavano allestendo il dispensario missionario, oggi divenuto un ospedale d’avanguardia. Quel primo viaggio fu dedicato soprattutto a documentare l’attività delle scuole di villaggio, per sostenere le quali si volevano lanciare le adozioni a distanza; e Bruno fece un lavoro egregio di fotografo e cameraman per riportare le immagini in Italia. Purtroppo in quell’occasione la jeep dei missionari subì uno spettacolare incidente, da cui Motta uscì con varie costole rotte. Non per questo si perse d’animo e qualche anno più tardi ritornò in Africa accompagnato dalla moglie Fernanda, che pure si portò a casa un brutto strascico di malaria… Ma Bruno era disponibile anche per le case betharramite italiane: non si contano i suoi interventi “elettrici” a Monteporzio Catone, Albiate, Albavilla. Gli ultimi anni sono stati segnati da una malattia invalidante, che ha costretto Bruno a letto, assistito con encomiabile fedeltà da Fernanda e dai figli, soprattutto Roberto. Anche durante questo difficile periodo, però, la famiglia non ha mai dimenticato le missioni betharramite, continuando a sostenere giovani studenti africani attraverso borse di studio.

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