Etchécopar e il Sacro Cuore di Gesù

Oggi è la festa del Sacro Cuore di Gesù, una solennità introdotta dalla Chiesa nel 1856 e particolarmente cara ai preti betharramiti. I sacerdoti di Michele Garicoïts appartengono infatti alla Congregazione del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram. In occasione dell’anno dedicato a padre Etchécopar, padre Alessandro Paniga mette in relazione questa solennità con la figura del “secondo fondatore” della famiglia religiosa

 

di padre Alessandro Paniga

 

P. Augusto Etchécopar, sull’esempio di san Michele, era particolarmente devoto al Sacro Cuore di Gesù. Già il 3 ottobre 1854, appena sacerdote, ad Oloron tracciò questo programma: «O Gesù Cristo, d’ora in avanti, tu sarai il mio modello, la mia regola, il mio desiderio, il mio pensiero, il mio affetto… Ti amerò, ti loderò, ti imiterò». Mai si allontanò da questo programma. E quando entrò a Bétharram, rimase affascinato dalla dottrina di padre Garicoits sul Cuore di Gesù. In una predica, nel giorno della festa del Sacro Cuore del 1861, ci fa sentire tutto l’ardore del suo fervore, proponendoci questa bella preghiera:

 

«O Cuore di Gesù, dolce come il cuore di una mamma, il più dolce dei cuori, riempici di dolcezza, di pazienza, di affabilità, di carità! O Cuore di Gesù, umile come il cuore di un bambino, liberaci dall’orgoglio, insegnaci l’umiltà di cuore e di spirito, che rende degni del Regno dei cieli. O dolce e tenero Cuore, eccoci tutti prostrati ai tuoi piedi: accoglici dalle mani del nostro buono e venerato Superiore. È a lui, o divin Cuore, che hai ispirato l’idea di quest’opera. È a lui che hai dato la difficile missione di iniziarla e di continuarla attraverso ogni sorta di ostacoli. È in questo Cuore che ci ha formati; è in questo santuario, nostra cara e sacra culla, che si riuniscono oggi tutti i membri della nostra piccola Famiglia, tanto quelli lontani, al di là dei mari, quanto quelli che operano qui accanto a noi. Così, tutti presenti, ti preghiamo di accoglierci e di benedirci. Ricolmaci della tua forza; ricolmaci della tua dolcezza; ricolmaci del tuo Spirito; ricolmaci del tuo amore! Amen».

 

È stato lui, come Superiore Generale (ce lo ricorda P. Pietro Fernessole nel suo libro sulla figura di P. Etchécopar) che a Roma fece aggiungere alle Costituzioni l’articolo: «Tutti i membri della Congregazione guarderanno a questo divin Cuore come il loro modello particolare, il loro tesoro e la loro eredità propria, il sigillo che devono imprimere in tutta la loro vita».(Cfr. Regola di Vita n°92a). La stessa cosa la testimonia padre Giovanni Lacau che era presente a Roma; e anche padre Vitaliano Sauré lo ricorda, e aggiunge: «In ogni cosa si univa a questo divin Cuore. È stato lui per primo a farci celebrare il mese del S. Cuore con il canto “Cor arca” e “Auctor beati saeculi”».

 

«In ogni occasione – ci ricorda ancora padre Fernessole – parlava del S. Cuore e vi riconduceva le anime come al centro della loro vita, ricordando ai suoi religiosi la grandezza e la soavità del loro titolo di Preti del Sacro Cuore di Gesù, e la grande responsabilità che questo nome comporta. Ed amava ripetere il motto della Congregazione, che è il grido d’amore del divin Cuore: “Eccomi!”. Il cuore di questo prete era divorato dalla fiamma scintillante del Cuore di Gesù. L’impegno costante di tutta la sua vita fu quello di riprodurre in sé la vita stessa e le virtù del Cuore di Gesù».

 

E padre Ippolito Paillas ci dice: «L’ho sentito paragonare questo divin Cuore ad un vulcano che getta fuori la sua lava. L’ardore dell’amore gli sembrava essere la grazia particolare legata a questa devozione, Così, voleva che questo ardore fosse il privilegio della nostra Società, che si onora di questo nome, perché è nata  da questo amore ardente ed ha come scopo quello di salvaguardarne il deposito e di diffondere i potenti e salutari influssi».

 

Questa era la sua preghiera:

«Padre, tu mi vuoi simile a Gesù Cristo. Vuoi elevarmi a lui, unirmi a lui, unirlo a me per farmi una cosa sola con lui nell’unità che ha con te, affinché anch’io sia una cosa sola con lui e con te, Padre… Non posso dire altro che Amen!. Sì, Padre! Sì, Salvatore Gesù!. Sì, con tutto il mio cuore, unito al Cuore di Gesù. Sì, con tutta la mia anima, unita a quella di Gesù. Sì, con tutte le mie forze, unite a quelle di Gesù. O Cuore di Gesù, donami la tua forza, riempimi della tua dolcezza, ricolmami del tuo spirito, infondimi il tuo amore».

 

E vorrei terminare con un brano della lettera che P. Augusto scrisse il 18 giugno 1886:

«Carissimi Padri e Fratelli in Gesù Cristo, con grande consolazione offro, in questo mese, i vostri cuori al Cuore del nostro buon Maestro. Ricordo gli slanci che sgorgavano dall’anima del venerato Fondatore, quando ricordava la nostra speciale consacrazione a questo adorabile Cuore e la nostra solenne professione di amarlo, imitarlo e propagare il suo culto e il regno della sua virtù… Quando contemplo nostro Signore morto in croce, nudo, coperto di piaghe e di sangue, con la testa reclinata sul petto in un ultimo slancio d’amore; quando lo penso così obbediente per amore, vittima di questa obbedienza d’amore; quando considero la sua infinita umiltà e carità, capisco il nostro venerato Fondatore, la sua dottrina, la sua vita. Lo spirito di padre Garicoits era questo amore che si immola con gioia, per fare la volontà di Dio, che vuole e gusta solo questo. Egli amava Gesù obbediente fino alla morte per amore. Non vedeva che Dio, la sua volontà e il suo amore; solo questo…  Siamo imitatori di questo ammirabile Padre come lui lo fu del Sacro Cuore. Come lui, avanziamo in quella carità che non vede e non crede di avere altro diritto che quello di donarsi, e ancor più, di immolarsi e di lasciare dietro di sé gli esempi di una dedizione simile a quella del nostro Fondatore sempre piccolo, obbediente, fedele e contento… Cerchiamo di essere, aiutati dalla Grazia, suoi degni imitatori».

 

Come è stato lui nel corso di tutta la sua vita.