Gioia condivisa: un “contagio buono”

La gioia pasquale non è vera se non la si vuole condividere e non si desidera far partecipi gli altri della stessa gioia che si è sperimentata. Lo dice il superiore generale Gustavo Agìn sulla Nef, il notiziario della congregazione di aprile, elencando alcuni motivi di gioia che dovrebbero esserci nella congregazione: «Le case di formazione, negli ultimi 25 anni, hanno accolto e accompagnato centinaia di giovani (non esagero, non sono stati meno di 300), dei quali più di 120 hanno fatto la professione perpetua e la stragrande maggioranza di loro oggi sono sacerdoti. Ce ne siamo accorti? Ci rendiamo conto che le nuove realtà in cui Bétharram è presente in missione (India, Vietnam,Thailandia, Africa e America) sono cresciute e hanno consolidato nuove comunità? Le nuove comunità apostoliche sono sempre più interculturali e ricche di valori, costituiscono una ricchezza e allo stesso tempo una grande sfida: lo abbiamo notato? A volte mi chiedo perché alcune esperienze di gioia non siano abbastanza condivise… Perché non si diffondono più ovunque per contagiare altri? Questo è un “virus buono”».