Il Natale dei poveri a Villa del di Pino

Arriva il Natale e ogni comunità si prepara a celebrarlo. Villa del Pino, la casa-famiglia per persone in Aids di Monte Porzio Catone, non è da meno anche se la festa – per una struttura che da sempre si occupa degli ultimi – è fuori dagli schemi tradizionali. Lo spiega padre Mario Longoni sull’ultimo numero dell’anno del notiziario (che potete leggere qui): «Da noi il Santo Natale è veramente il Natale dei poveri. Lo dico con la serenità e l’orgoglio dei pastori del Presepe, degli ultimi tra gli uomini che hanno avuto il privilegio di essere i primi a vedere ed abbracciare il Messia. Al contrario di ogni altra famiglia, la nostra, il giorno di Natale, si dirada perché chi ha potuto partire è partito. Però, ogni anno, il posto lasciato libero a tavola se lo prende qualcuno che chiede di venire a festeggiare con noi, magari proprio perché la famiglia non ce l’ha proprio più. Da qualche anno poi la Casa Famiglia si è allargata e ora celebrare il Natale vuol dire accogliere anche le usanze, le tradizioni e i riti di chi è venuto da lontano, da altri paesi, con un’altra memoria della festa di Natale. Sono i bambini della famiglia di profughi dalla Siria, che abbiamo accolto, a raccontarci come il Natale era per loro il giorno della grande riunione della famiglia allargata, con i nonni, gli zii e tanti cugini. E l’usanza vuole che si passi di casa in casa dei propri parenti a portare l’augurio di bene e di pace. Ma raccontano anche come è la loro usanza che se nella famiglia c’è un lutto non si debba fare festa e il Natale è senza albero né presepe. Ricordano come prima della guerra il Natale fosse una grande festa ma durante la guerra hanno perso tanti familiari e tanti amici e ora tutto è segnato da lutto. Solo essere riusciti a ricongiungersi con i familiari, venuti dalla Siria, ha reso meno amaro il Natale rispetto a quello dello scorso anno passato nel campo profughi in Libano. Forse non siamo riusciti a riempire il doloroso vuoto lasciato dai cugini uccisi dalla guerra ma, quest’anno, abbiamo fatto il possibile per restituire ai bambini siriani il clima di una grande famiglia».