La gioia di restare nella propria posizione

«Per San Michele la gioia è strettamente collegata al saper rimanere nella propria posizione». Lo scrive in un bel passaggio padre Gustavo Agin nell’editoriale che come di consueto apre la Nef, il foglio di notizie mensile della congregazione (qui) «Questa gioia realistica di San Michele – continua il superiore generale – celebra se stessa nel suo cantico preferito: il Magnificat. Vivere la gioia del Signore e trasmetterla nella nostra condotta e nelle nostre relazioni con il Signore, con il prossimo, con noi stessi. Come l’ha vissuta Maria, Madre nostra, per lui è qualcosa di sublime. San Michele crede che Dio ci guarda con amore, ci educa e ci protegge teneramente anche se non lo percepiamo, è fonte di pace per il cuore. L’anima mia magnifica il Signore, perché questo grande Dio, questo buon Padre si abbassa e mi guarda. Questa è la ragione per la quale San Michele desiderava che il Magnificat fosse il nostro cantico preferito e l’espressione fedele dei nostri sentimenti. Oggi, in questo anno in cui nel quale noi betharramiti usciamo per incontrare i fratelli per condividere la nostra gioia, non trascuriamo i consigli del nostro fondatore. Così ci ha voluti San Michele, con il realismo dell’Incarnazione, sempre disponibili. Uomini e donne con i cuori spalancati da una santa gioia, che corrono e che volano al servizio di Dio. Generosi specialmente con i più poveri e dimenticati, perché la gioia consiste più nel dare che nel ricevere. Come ha fatto lui, non preoccupiamoci di essere amati, approvati e supportati; piuttosto dedichiamoci alla semina. “Chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.”»