«Alla fine della pandemia l’uomo avrà imparato qualcosa?»

di padre Egidio Zoia

 

Sono soltanto io ad essere in crisi, o lo siamo tutti?

Posso pensare alla crisi come deterioramento di ciò che esiste ma anche come occasione di miglioramento. Non si tratta di buttare ciò che c’è o rinnegare ciò che c’era, ma rimettere in discussione l’uno e l’altro, tenere il buono ed eliminare il non-buono, riprendere il tutto e rimescolarlo. Per poter fare questa operazione, è necessario darsi un fine al cambiamento e non cambiare tanto per cambiare. La pandemia ha messo profondamente in discussione il nostro modo di vivere e, mi auguro, anche il nostro modo di pensare. Come mai un piccolissimo batterio può mettere in ginocchio il mondo intero? Da che cosa è stato causato? L’uomo, con la sua scienza, non poteva prevenirlo? E adesso che c’è, come mai non riesce ancora a vincerlo? E una volta vinto è sicuro che non ritornerà? Tutte domande che non riguardano soltanto medicina e salute, ma le capacità stesse dell’uomo e il suo futuro. Tanto potente da credersi padrone dell’universo e della vita, l’uomo è tanto debole di fronte ad un microbo; riuscirà a vincere questo microbo, ma fino a quando?  L’uomo è forte, quando, confessando la sua debolezza, riconosce che Qualcuno, più grande di lui, conduce la storia e a Lui deve finalizzare mente e cuore, attività e desideri.

Tutte le vicende umane, piccole o grandi, buone o cattive, di breve o di lunga durata, in qualsiasi parte del mondo vengano compiute, si dice che abbiano una risonanza nell’universo, anche se infinitesimale; quindi anche un’opera buona, per minuscola che sia, non va mai persa nel nulla. La storia ci insegna che le grandi rivoluzioni politiche o industriali, sociali o economiche cambiano il mondo, ma spesso l’uomo, che ne era stato la causa, non è stato in grado di controllarne le conseguenze, e disordine e ingiustizie sono continuate. La pandemia che stiamo attraversando riuscirà a ‘cambiarlo?’ Le cause forse non si scopriranno mai, il rimedio arriverà, speriamo molto presto, e poi? L’uomo sarà convinto della necessità di cambiare i suoi rapporti con l’altro, il suo modo di servirsi delle cose? Avrà imparato che bisogna rispettare l’universo, aver cura dell’ambiente? Che la natura ha delle leggi che vanno osservate, che lui è amministratore di tutto e non il padrone?

È necessario allora ripartire con spirito nuovo e idee giuste, ripartire verso ideali concreti e condivisi, ricordando che l’esito di questa ripartenza dipende anche da me e non solo dal ‘potente’ di turno.

Qualcuno ha scritto: «Uomo: quanto sei grande, quando rispecchi Dio! Uomo, quanto sei piccolo, quando, rispecchi te stesso!».

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