Lissone, la “cena povera” quaresimale sostiene i missionari e l’ospedale in Centrafrica

Si è svolta nella serata del 17 marzo, presso la Parrocchia Sacro Cuore, la tradizionale “cena povera” quaresimale, un significativo momento di condivisione e solidarietà promosso dai gruppi missionari delle parrocchie che compongono l’Unità pastorale della città di Lissone.

L’iniziativa, inserita nel cammino della Quaresima, ha visto una partecipazione sentita da parte della comunità, che ha aderito con generosità sia attraverso la presenza alla cena sia tramite le offerte raccolte nel corso delle settimane. La “cena povera”, nella sua semplicità, ha voluto richiamare uno stile di sobrietà e attenzione verso chi vive in condizioni di difficoltà, trasformandosi al tempo stesso in un concreto gesto di aiuto e vicinanza.

Il ricavato della serata, insieme alle offerte quaresimali, sarà destinato a sostenere i progetti missionari di due missionari originari di Lissone, mantenendo vivo il legame tra la comunità locale e le realtà più fragili del mondo. In particolare, i fondi contribuiranno all’opera di Fabio Mussi, missionario laico del PIME impegnato in Ciad, dove opera tra i profughi provenienti dal Sud Sudan, e di padre Tiziano Pozzi, religioso betharramita e missionario in Repubblica Centrafricana.

Proprio l’esperienza di padre Tiziano racconta concretamente il valore del sostegno ricevuto. Dal suo arrivo nella missione di Niem, iniziata nei primi anni Novanta dopo un primo periodo di presenza estiva già dal 1989, è stato avviato un lungo percorso di sviluppo sanitario in un territorio privo di strutture. Da un semplice dispensario, nato grazie all’intuizione di alcune religiose e al supporto del vescovo locale, si è arrivati nel tempo alla realizzazione di un vero e proprio ospedale missionario, oggi punto di riferimento per un’area vastissima.

La struttura, cresciuta negli anni grazie all’impegno dei missionari e della popolazione locale, comprende oggi servizi essenziali come maternità, pediatria, chirurgia, laboratorio analisi, radiologia e persino uno studio dentistico, con circa 90 posti letto. Ogni anno vengono assistite centinaia di persone, tra cui circa 300 parti, garantendo cure anche a chi non ha alcuna possibilità economica.

Particolarmente significativa è stata la realizzazione del blocco operatorio, inaugurato nel 2020 dopo anni di lavoro in un contesto segnato da insicurezza e difficoltà logistiche. Tutto il personale sanitario è stato formato direttamente nella missione, segno di un investimento non solo nelle strutture, ma anche nelle persone e nel futuro del territorio.

Come sottolinea lo stesso padre Tiziano, «curare tutti, soprattutto i più poveri, è il nostro primo dovere», evidenziando come in un Paese dove la sanità è quasi interamente a pagamento, l’accesso alle cure rappresenti spesso un lusso. Nonostante le difficoltà economiche — con costi annuali che superano i 120.000 euro — la missione continua la propria attività grazie alla solidarietà e al sostegno di tanti benefattori.

Lo stesso missionario ricorda con gratitudine il legame con la comunità d’origine: «è grazie alla generosità di tante persone, anche lontane, che possiamo continuare a offrire cure e speranza».

La “cena povera” si conferma così non solo come un appuntamento significativo del tempo quaresimale, ma anche come un’occasione concreta per sostenere progetti di grande valore umano e sociale, rafforzando il senso di comunità e di responsabilità condivisa verso chi vive nelle situazioni più fragili del mondo.

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